giovedì 17 giugno 2010

DOVE STA ANDANDO LA CULTURA EUROPEA? DOMANDA N:3

QUESTIONE N.3:Quali le priorità di una politica europea della cultura?
Whic
h Are the Priorities of a European Cultural Policy?
Quelle sont les priorités d' une politique européenne de la culture?
Welche s
ind die Prioritaeten einer europaeischen Kulturpolitik.



Crediamo sia impossibile negare che, in qualsivoglia sistema politico, il potere effettuale influenza pesantemente le condizioni, le modalità e i contenuti della cultura.

Certamente, questa influenza può essere più forte e diretta, come nelle dittature ideologiche e personali, dove il "Leader Supremo" si interfaccia direttamente con gli intellettuali, imponendo determinati contenuti, e più debole ed occulta nelle democrazia rappresentative e capitalistiche, nelle quali le lobbies religiose, ideologiche ed economiche influenzano la produzione artistica attraverso leve finanziarie e occulte, ma soprattutto attraverso l' accesso ai media.

E, tuttavia, tale influenza è ineliminabile, anche perché una parte ingentissima della produzione culturale è dedicata direttamente ad esigenze di tipo pratico, delle Chiese, degli Stati, delle imprese (comunicazione, insegnamento, formazione, ecc...).

Vi è, certo, una dialettica fra la cultura "indipendente", creata autonomamente dai produttori e dai fruitori, e quella "commissionata".

Nel sistema europeo, volendo trovare un equilibrio (fondato sul "principio di sussidiarietà") fra cultura "libera" e cultura prodotta strumentalmente da grandi organizzazioni, si è creata una grande dispersione del potere economico in campo culturale, con un equilibrio particolarmente favorevole alle grandi concentrazioni internazionali dei "media" , e nessuna capacità, da parte dell' Unione Europea, di coordinare le politiche culturali degli Stati Membri, delle Chiese, delle concentrazioni finanziarie, dell' editoria e degli Enti locali.

La maggior parte della cultura prodotta nell' Unione Europea è dunque cultura scolastica degli Stati Membri, finalizzata alle loro esigenze formative e anche ideologiche(spesso confliggenti con quelle europee), cultura professionale al servizio delle imprese (ricalcata su quella americana) ed "entertainment" di basissimo profilo culturale.

Gli interventi finanziari dell' Europa non servono neppure a finanziare la ricerca delle basi teoriche per affrontare i problemi dell' Europa (Costituzione, formazione multiculturale, identità europea). Infatti, non esistono inputs univoci su questi temi (letteratura o diritto comparati, linguistica).

Per potere fornire siffatti inputs, occorrerebbe disporre di una "mappatura" complessiva della produzione culturale in Europa, suddivisa nei vari segmenti: ricerca estetica, umanistica o scientifica; insegnamento e formazione professionale; ricerca tecnologica; entertainment.

Inoltre, occorrrerebbe avere un' idea chiara delle esigenze di carattere immateriale (informazioni, simboli), di carattere formativo (lingue e culture), di carattere pratico (diritto, economia, scienza e tecnica), e di carattere sociale ("entertainment") che si debbono soddisfare, e delle rispettive priorità.

Un' analisi dettagliata di tali fabbisogni è già di per sé un' opera di grande respiro, che meriterebbe di essere adeguatamente organizzata e finanziata.

Noi ci limitiamo qui a segnalare alcuni aspetti che ci sembrano particolarmente carenti:

1)Ricerche di carattere sociologico, miranti ad una "mappatura" della produzione attuale di cultura in Europa,
dei suoi flussi di finanziamento, pubblici e privati, e degli effettivi fabbisogni.

2)Attività culturali "di base", volte alla ricerca, individuazione, promozi
one e sviluppo dell' Identità Europea:

-accademie di altissimo livello destinate ad approfondire la cultura e la politica dell' Europa;

-diffusione e rielaborazione di opere classiche;

-opere ded
icate all' identità europea;

-interscambio culturale fra Europei e con gli altri Continenti;

3)Rinnovamento dei "curricula" per renderli più aperti, più europei e più internazionali:

-maggior spazio alle culture degli altri Continenti e degli altri popoli d' Europa;

-mag
giore spazio alle lingue (classiche e moderne);

-maggiore orientamento alla realtà effettiva europea (per esempio, nel campo dell' impresa), anziché ricalcare schemi formativi americani.

5)Incremento degli insegnamenti "lato sensu" umanistici (arte, teologia e storia delle religioni, musica, filosofia comparata , linguistica, storia culturale comparata, storia europea, sociologia, scienza delle comunicazioni, storia delle dottrine politiche ed economiche, economia politica, diritto europeo e comparato, ecc...)

5)Carattere più meritocratico della scuola europea, per poter conciliare selettività, incremento della qualità e contenimento dei costi.

6)Regole più realistiche per il finanziamento delle attività culturali, che non partano dall' assurda ipotesi che i progetti debbano essere co-finanziati dai privati senza p
ossibilità di ottenere un adeguato profitto.

7)Ruo
lo di coordinamento da parte della Unione Europea, per quanto concerne adeguati strumenti normativi, monitoraggio, dialogo fra i soggetti interessati, stimolo alle iniziative di prevalente significato europeo.

FATECI PERVENIRE LE VOSTRE OSSERVAZIONI; CRITICHE O PROPOSTE!

per ogni ulteriore approfondimento, rivolgersi a:

riccardo.lala@alpinasrl.com












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